PROGETTO: “IO NON COMPRO IL FALSO” – CONTRAFFAZIONE CALZATURE


PROGETTO REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI MACERATA.
LA CONTRAFFAZIONE NEL SETTORE CALZATURIERO
I settori dell’abbigliamento e delle calzature sono tra i più colpiti dal commercio illegale; ogni anno migliaia di tonnellate di prodotti contraffatti entrano in italia e vengono commercializzati per lo più da commercianti ambulanti.
L’attenzione prioritaria nell’acquisto delle calzature va riservata ai materiali utilizzati per le varie parti delle calzature (suola, tomaia..), pertanto bisogna leggere attentamente l’etichetta.
Essa è una sorta di carta d’identità del prodotto, deve essere sempre presente su almeno una calzatura di ciascun paio preso in esame ed indica con quali materiali è realizzata; a volte viene indicato anche il luogo di produzione, dato utile perché offre informazioni sulle condizioni e modalità di produzione.
L’etichetta deve fornire informazioni sul materiale che costituisce almeno l’80% della superficie della tomaia (la superficie esterna attaccata alla suola), del rivestimento della tomaia e della suola interna (cioè fodera e sottopiede che costituiscono l’interno della calzatura) e almeno l’80% del volume della suola esterna (superficie inferiore della calzatura soggetta ad usura abrasiva, attaccata alla tomaia). Se nessun materiale raggiunge l’80% devono essere fornite informazioni delle due componenti principali.
Nella immagine riportata in etichetta vengono illustrati le parti della scarpa ed i loro simboli, nonché i materiali utilizzati per la realizzazione, con relativi simboli, al fine di consentire una corretta lettura ed interpretazione delle etichette.

Tutti i prodotti messi a disposizione sul mercato devono obbligatoriamente riportare un’etichetta con: ragione sociale o marchio o nome e indirizzo completo del fabbricante o dell’importatore.
Alcuni prodotti di calzatura per l’attività sportiva sono destinati alla protezione del corpo umano (ad es. stivali da moto, scarponi da sci..): in tal caso è obbligatoria la marcatura CE e l’identità completa del fabbricante o dell’importatore. In molti casi, per garantire maggior tutela al consumatore, viene riportata l’indicazione del paese di origine.
CALZATURE SPORTIVE Le scarpe sportive più contraffatte non sono in prevalenza “made in Italy” ma di grandi aziende multinazionali soprattutto per le produzioni realizzate fuori dell’Unione Europea, dove non esistono normative comuni. Tra i marchi più contraffatti: Nike, Adidas, Puma, Fila.
Il problema può risolversi con l’impegno e la serietà delle grandi firme a rendere “trasparente” tutto il processo produttivo, mettendo on-line le dovute informazioni sui propri metodi; tali iniziative sono già in atto con alcuni esempi positivi.
L’etichettatura delle calzature è disciplinata dal Decreto Ministeriale 11 aprile 1996 che recepisce la Direttiva 94/11/CE. Il decreto definisce calzature tutti i prodotti dotati di suole intesi a proteggere o coprire il piede, comprese le parti messe in commercio separatamente. Per il comparto sportivo si classificano in: scarpe da tennis, scarpe da jogging o per altre attività sportive; calzature speciali concepite per un’attività sportiva, che possono essere munite di punte, ramponi, attacchi, barrette o accessori simili, calzature per il pattinaggio, la lotta, lo sci, il pugilato e il ciclismo; scarpe da ballo; calzature in un unico pezzo formato di gomma o plastica, esclusi gli articoli usa e getta realizzati in materiale poco resistente (carta o plastica leggera) e senza suole riportate. Possono essere poste in commercio solamente calzature munite di etichettatura conforme alla normativa in vigore; e tale etichetta deve fornire informazioni scritte in lingua italiana relative ai materiali di cui sono costituite le tre parti che compongono la calzatura (tomaia, rivestimento della tomaia e suola interna, suola esterna).
DANNI PROVOCATI DALLA CONTRAFFAZIONE
La contraffazione non si traduce soltanto in un danno economico e di immagine per le imprese colpite, ma si tratta di un fenomeno criminoso complesso, che danneggia la persona, la famiglia e la collettività sotto i seguenti aspetti: la salute, l’ambiente, la sicurezza (la contraffazione è fonte di finanziamento della criminalità organizzata) e lo sfruttamento della manodopera. Il rischio per la salute del cittadino è causato dall’utilizzo di sostanze chimiche nocive al contatto con la pelle. Queste sostanze chimiche sono di difficile biodegradabilità e pertanto bioaccumulabili e in grado di incidere sulla catena alimentare.
COME EVITARE LA CONTRAFFAZIONE I truffatori sanno come replicare alla perfezione prodotti di marca in modo da farli apparire come veri. Questi falsi possono avere una durata inferiore nel tempo rispetto agli originali, perché vengono utilizzati materiali e manodopera scadente; non a caso costano molto meno dell’originale.
Il consiglio principale : fare attenzione alle etichette, acquisendo una formazione alla loro lettura per essere in grado di regolarsi. Ovviamente diffidare dai prezzi troppo bassi: l’eccessivo divario tra qualità-prezzo è una caratteristica essenziale della contraffazione.
Inoltre, nel caso di acquisti on-line, dove non è possibile testare la consistenza del prodotto, è bene verificare il fornitore con alcuni accorgimenti: se nel rispondere alle mail fa pressioni per ricevere il pagamento eludendo le domande su prezzi o standard di certificazione o qualità; se non possiede alcun sito web e/o possiede un capitale sociale esiguo (in questo caso si tratterebbe di una compagnia che potrebbe non avere risorse per rimborsare nel caso di contestazioni); se pretende di essere pagato su un conto bancario non intestato a nome della compagnia. Il venditore on-line deve garantire al consumatore la fruizione dei suoi diritti: devono essere fornite al consumatore tutte le informazioni necessarie ad un acquisto consapevole, ivi inclusi i dati del produttore e distributore, così come la garanzia del diritto di recesso e la restituzione del prodotto entro 14 giorni lavorativi dall’acquisto.
Nel caso in cui l’acquirente abbia il ragionevole dubbio di aver inconsapevolmente acquistato un prodotto falso, potrà segnalare il fatto al Ministero dello Sviluppo Economico, Direzione Generale per la contraffazione, all’Agenzia delle Dogane (progetto F.A.L.S.T.A.F.F.), alla Guardia di Finanza, ma anche all’Adiconsum.
Dicembre 2016

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