Bollette telefoniche gonfiate per servizi non richiesti: come difendersi


Sono molte le segnalazioni che giungono all’Adiconsum da parte di consumatori che lamentano l’attivazione di servizi non richiesti, attivazione che avverrebbe durante la navigazione in internet dal proprio smartphone.
Alcuni se ne accorgono soltanto all’arrivo della bolletta telefonica, particolarmente elevata e spesso sull’ordine di centinaia di euro o, in caso di ricaricabile, quando improvvisamente il credito sulla sim si azzera.
E soltanto dopo aver contattato la propria compagnia telefonica si apprende che i costi addebitati derivano dall’attivazione dei cosiddetti servizi premium, ossia servizi a pagamento, in genere in abbonamento, che spaziano da notizie, gossip, musica, giochi, video, servizi a contenuto erotico e così via.
L’ Agcom ( Autorità Garante per le Comunicazioni) ha appurato che sono circa 10 milioni gli italiani che hanno subito tali addebiti e molto alta è la percentuale dei reclami e contestazioni in proposito: il 4%. La maggior parte dei malcapitati lamenta di non aver mai richiesto tali servizi, almeno non consapevolmente. Molte segnalazioni raccontano che l’attivazione del servizio sarebbe avvenuta di notte o quando il telefono non era utilizzato.
A seguito degli esposti di utenti, dell’Adiconsum e di altre Associazioni di Consumatori, sulla questione è intervenuta l’Antitrust ( Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato), che il 21 gennaio ha concluso la propria indagine sanzionando per un totale di oltre cinque milioni di euro quattro Compagnie Telefoniche: H3g, Telecom, Vodafone e Wind, appurando che tali compagnie si sono rese responsabili di pratiche commerciali scorrette ai sensi del Codice del Consumo e a danno dei propri clienti.
La pratica scorretta riguarda in primo luogo l’omissione circa il fatto che la sim è preabilitata alla ricezione di servizi a sovraprezzo, e risulta invece sottaciuto il fatto che è possibile disabilitare la sim stessa alla ricezione di tali servizi ( c.d. blocco selettivo) sia all’atto del contratto che successivamente.
telefonoE’ stata appurata l’esistenza di un sistema automatico, c.d. “enrichment”, secondo cui l’operatore di telefonia mobile fornisce il numero di utenza del proprio cliente ai CSP – Content Service Provider, ossia le società che materialmente editano i contenuti digitali a pagamento, quando viene richiamata una pagina di tale società, senza che l’utente abbia adottato alcun comportamento attivo.
Tale sistema comporta conseguentemente il successivo addebito del servizio sul credito telefonico dell’utente.
L’Autorità ha inoltre appurato che la Compagnia telefonica, in virtù di un meccanismo di revenue sharing, percepisce una percentuale sui servizi commercializzati dal provider, e quindi ha uno specifico vantaggio economico dalla commercializzazione dei servizi premium, percentuale variabile che mediamente si attesta su un 30- 60% ma che può anche essere più elevata a seconda dei servizi offerti e del partner.
Ma come può avvenire l’attivazione inconsapevole di tali servizi?
Nel corso della navigazione in internet in mobilità possono apparire messaggi pubblicitari, banner o pop up che a loro volta rimandano a pagine in cui, cliccando in qualunque punto della pagina si procede all’attivazione del servizio, senza che il consumatore ne sia affatto consapevole.
In altri casi l’attivazione può essere puramente accidentale, ossia il consumatore può sfiorare involontariamente il tasto di attivazione, fenomeno connesso all’utilizzo di smartphone con touchscreen, senza rendersi conto che sta attivando un servizio a pagamento con addebito automatico sul proprio credito/conto telefonico, in assenza di una adeguata informativa.
L’autorità ha dunque sanzionato la pratica commerciale scorretta relativa all’omissione di informazioni essenziali, ha ritenuto in ogni caso aggressivo il comportamento della Compagnia che esiga “il pagamento immediato o differito di prodotti che il professionista ha fornito ma che il consumatore non ha richiesto” e ha considerato tali pratiche contrarie alla diligenza professionale e idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore, e ne ha dunque vietato la continuazione.

COME DIFENDERSI:
– ATTENZIONE ALLE PAGINE INTERNET , BANNER O POP UP: UN CLICK NON AVVEDUTO E POSSIAMO INCONSAPEVOLMENTE RITROVARCI ABBONATI A SERVIZI A SOVRAPREZZO;
– IN CASO DI RICEZIONE DI UN SMS DI BENVENUTO PER UN SERVIZIO NON RICHIESTO: RISPONDERE IMMEDIATAMENTE SCRIVENDO “STOP”, VERIFICARE CON IL PROPRIO OPERATORE DI COSA SI TRATTA E SE DEL CASO RICHIEDERE L’IMMEDIATA DISATTIVAZIONE DEL SERVIZIO;
– BLOCCO DEI SERVIZI A SOVRAPREZZO: IN VIA PREVENTIVA E’ POSSIBILE CONTATTARE IL PROPRIO OPERATORE E RICHIEDERE IL BLOCCO DI TUTTI I SERVIZI A SOVRAPREZZO. ASSICURIAMOCI PERO’ CHE NON VENGANO BLOCCATI ANCHE I SERVIZI CHE CI INTERESSANO ( es. sms della Banca ecc..)

In ogni caso, nel caso in cui si incappi in bollette particolarmente elevate con l’addebito per servizi premium non richiesti, o nel caso in cui per lo stesso motivo il credito del cellulare risulti azzerato, non esitare: presentare reclamo richiedendo il rimborso anche in virtù del provvedimento dell’Antitrust e rivolgersi alle associazioni di consumatori. L’Adiconsum si rende disponibile a prestare assistenza a tutti i consumatori che incappino in simili problemi e vogliano far valere i propri diritti.

Loredana Baldi

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